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23 febbraio 2010

Studiare nell'università italiana (consigli)

Sono un laureando, ancora per poco, spero, perché dopo lo status di laureandi si dovrebbe passare automaticamente allo status di laureati.
Dato il mio stato transitorio posso ancora considerarmi uno studente, più specificamente uno studente di scienze della comunicazione, indirizzo brand management.
Voglio dare, in questo breve post, alcuni consigli utili su come si fa a laurearsi in tempi decenti. Alcune chicche che nella mia tesi di laurea non potrò scrivere, alcuni ringraziamenti che nelle mie dediche non potrò inserire:

  1. cercate di divertirvi a lezione; con gli altri, col professore, con l'argomento della lezione. Interagendo in classe ho appreso spesso il triplo che nello studio a casa. Certo, non vale per tutti i corsi o per tutte le lezioni.
  2. trovate qualcuno per studiare insieme e preparare gli esami (grazie a tutti)
  3. fate tesoro di quello che leggete/ascoltate/visitate durante la vita accademica di tutti i giorni, potrebbe essere veramente utile quando poi sosterrete un esame;
  4. le prime persone che incontrate quando arrivate in Università, i primi giorni, saranno quelle con cui di solito vi vedrete di più, quindi sceglietele bene;
  5. non importa quanto vi pianificherete l'esistenza, vi ritroverete sempre a due settimane dell'esame senza ancora aver aperto libro
  6. cercate di capire sempre il lato debole del vostro professore/assistente, potrebbe davvero fare la differenza tra una bocciatura, un voto basso o un voto alto;
  7. fottersene dell'etica a volte aiuta in un esame, ma farlo a spese altrui, MAI.

6 febbraio 2010

Perché è difficile scrivere una tesi: parte seconda

Avevo già parlato del fatto che scrivere una tesi di laurea, per me, è un po' come morire; e in questo momento mi sto rendendo conto che anche dopo aver scritto la bellezza di 200 pagine, ricche di contenuti, immagini, elenchi puntati e proposte; la parte difficile non è ancora finita.



I relatori, questa stranissima razza che si sveglia sempre a 20 giorni dalla consegna definitiva del tuo lavoro (non un giorno prima), richiedono a noi studenti dopo la fase di produzione dei contenuti una fase altrettanto delicata (e un po' noiosa, per usare un eufemismo): la messa a punto della forma.

Non basta scrivere, per loro, non basta correggere e formattare il testo curandone la resa grafica, no. Bisogna cercare di elaborare e strizzare ciò che si è scritto in schemi ed euristiche interpretative.
Ah, e ovviamente arricchire il tutto con un fantastilione di note a piè di pagina di libri che si è a malapena aperto, di didascalie a prova di ebete a ciascuna fotografia, grafo o tabella inserita nel testo.

Durante una pausa del mio lavoro serale (e oltreutto nel week-end) mi sono domanto: ma perché?

La risposta, stando alla motivazione fornita dagli stessi relatori, è che tanto "nessuno le legge le tesi che scrivete", però tutti danno un occhiata approssimativa alle pagine della tesi dello studente del collega, e il modo migliore per catturare l'attenzione è un bello schema riassuntivo, in grado di spiegare le 50 pagine precedenti, con una bella didascalia (sempre a prova di bamboflesso) che ridice esattamente il contenuto delle 50 pagine, ma in breve, per non annoiare il professore.
Il risultato, è non far perdere la faccia al proprio relatore, anzi, magari fargli fare una bella figura.

Ma allora, se annoia il professore, se annoia il relatore, se annoia il controrelatore, se annoia tutti, perché continuare a perdere tempo con questa farsa?

Santo cielo, è una farsa, una stupenda messa in scena per tutti.
Se il focus della scrittura di una tesi fosse esclusivamente sulla capacità di produzione scritta, come qualcuno mi aveva fatto notare in rete, potevo ancora capirlo ed essere daccordo.
Ma se tutti gli sforzi che adesso mi vengono richiesti sono nel cercare di dare un taglio grafico editoriale accattivante per il lettore occasionale e superficiale (guarda un po', proprio quello che farà parte della commissione e che teoricamente dovrebbe essere lì per valutare il mio lavoro) si capisce che l'obiettivo che sta dietro alla tesi di laurea diventa semplicemente quello di impressionare la commissione con della fuffa.

E io, onestamente, di tutta la fuffa dell'università italiana, mi sarei rotto anche un bel po' i cohones.

13 gennaio 2010

Scrivere la Tesi di Laurea Specialistica, è un po' morire...

Dedico questo post ai tanti, tantissimi studenti che come il sottoscritto stanno scrivendo la tesi di laurea, o che si stanno apprestando a farlo, o anche solo che vedono il traguardo da lontano.

La mia esperienza personale, da Studente di Comunicazione (prima Scienze della, ora sono passato al molto più vendibile Comunicazione e Strategia della marca e del consumatore) mi porta a dire che scrivere una tesi è una delle cose più mortali e annichilenti che esistano.

L'opinione vale specialmente per chi come me a partire dai 22 anni in poi vorrebbe anche iniziare a lavorare, a mettere cioè in pratica le cose che ha imparato sui banchi di scuola e nei corsi Universitari.

In un giorno le ore passate davanti al computer per chi svolge entrambe le attività di tesi e di lavoro, diventano infinite, si allungano, arrivano anche fino alla tarda notte passata magari alla ricerca smodata dell'articolo giusto, della fonte, dell'aggancio che ti potrebbe essere utile per trovare la conclusione giusta per un paragrafo o per un capitolo

Io sostengo in questo mio blog, che in alcuni casi scrivere una tesi è una prassi obsoleta, qualcosa che andrebbe abolito, in quanto potenzialmente dannoso (nonchè inutile) per la vita e la crescita di una persona.

Fermi tutti, è ovviamente una provocazione, ma valutatela considerando la situazione di un laureando del nuovo ordinamento come me: ho scritto in questi anni la tesina della triennale (che sono diventate due nel mio caso, ma vabbè, tralasciamo le stranezze di Roma TRE); e adesso devo rimettermi a scrivere di nuovo un'altra tesi, molto più lunga delle precedenti, quando invece vorrei semplicemente darmi da fare, apprendere ancora di più, liberarmi da questo fardello chiamato Università e crearmi un'indipendenza e una capacità professionale in grado di far crescere me e chi mi sta intorno.

Qualcuno ha commentato che no, la mia considerazione, o provocazione, è sbagliata. Per loro è giusto far produrre a uno studente un tomo da 200 pagine almeno una volta nella vita; è giusto verificare la capacità di produzione scritta: benissimo, ok, rendetelo un esame, che ne so, chiamiamolo capacità di scrittura professionale, chiamiamolo come vi pare, ma non obbligate le persone a ridursi così nel bel mezzo del loro primo ingresso nel mondo del lavoro.

"Dannazione, sono in Università di Comunicazione, se non sono in grado di scrivere non mi dovete far laureare, non dovete permettermi di arrivare nel mercato del lavoro in una condizione tale da non essere in grado di mandare una mail a un cliente..."
Questo, il flusso di coscienza che continua a passarmi nella testa in queste ore.

Secondo il mio modestissimo parere - e ora finisco per tornare alle mie amare pagine notturne - andrebbe unificata la tesi di laurea di specialistica e triennale, è inutile farne fare una prima, una dopo... ma che vuol dire?

Andrebbe verificata a priori la capacità di produzione scritta di uno studente. Forse anche prima dell'iscrizione ai corsi universitari.
Andrebbe reso molto più chiaro l'iter attraverso il quale uno studente deve fare i suoi step di crescita personale, le Università ci richiedono di fare uno stage, che duri giusto quel piccolo lasso di tempo (dalle 250 ore in su) che consenta di fare esperienza, e che ti permetta poi di buttarti a capofitto nella tesi.
Tanto si sa, tutti nel mondo del lavoro sono lì che ti aspettano a braccia aperte, che proprio attendono il momento in cui avrai finito di citare milleduecento autori alla fine di un enorme documento che la maggioranza delle persone a cui potrebbe essere indirizzato non leggerà; e in cui moltissimi studenti (io, e molti miei colleghi) non credono più ormai da tempo.