31 luglio 2011

About r0by (e le reason why dell'avere un blog e una presenza online)

Disclaimer: questo è un post fiume. Uno di quei post che adoro solitamente scrivere di getto e infarcire di tutto ciò che mi viene meglio in mente, quindi se non avete tempo o voglia di proseguire vi capisco e vi invito a non farlo.

Probabilmente scoraggiare i lettori non è il modo migliore di iniziare un post, lo ammetto, ma sento la necessità di fare in questo momento un po' di chiarezza "ad alta voce" su cosa voglio fare/dire/raccontare online in questa e su altre piattaforme, quindi potrebbe essere non tanto un post consultativo che tutti hanno voglia di leggere, quanto un argomentare dubbi e domande in modo esteso.

Andiamo con ordine. Questo semi-delirante post nella mia mente aveva innanzitutto la funzione di creare una bella pagina di "About Me" fruibile da tutti coloro che grazie a qualche SERP quantomeno stravagante hanno avuto la fortuna, o la sventura, di imbattersi su queste pagine. Incuriositi o a caccia di modi diversi di passare il vostro tempo avete quindi deciso di approfondire la mia conoscenza, e vi siete così messi a cercare  in quete pagine un about che, fino ad oggi, non c'era.
Per creare un "about me" ho iniziato a riflettere su me stesso (e il mondo, e tutto il resto, e il risultato fa sempre 42, o sbaglio?) e su cosa amo, su cosa voglio discernere e di cosa voglio effettivamente parlare su internet.

Partiamo dalla non-definitiva definizione di me che ho utilizzato su twitter. Grazie ai limiti di questo spettacolare social network ho dovuto condensare in un set di caratteri davvero ristretto tutto ciò che potevo e volevo dire di me e di quello che condivido online:

Roberto Peraboni
@r0by Milan/Rome, Italy
Italian, 26, Geek, Internet PR @ Hagakure.it. Music, AS Roma, TV Shows, Movies & Internet addicted. Tweets also of ADV, PR, Politics, Parties & Roman cuisine.


La limitatezza di Twitter ha da un lato la capacità di stimolare la sintesi, dall'altro la dannata controindicazione di dovermi far tralasciare delle cose importanti, che guarda caso voglio proprio colmare con questo post. Innanzitutto ho scelto di togliere la frase "Dark Lord of the Sith" che era presente fino a quache settimana fa. Potreste anche tranquillamente rispondermi  "hai fatto bene", ma io ci tengo a ricordarla, ecco. Manifestava bene la mia smisurata passione per il mondo creato da George Lucas, e l'interesse per tutto ciò che è correlato al lato oscuro della forza.

Al di là di questa fondamentale precisazione, senza la quale non sarei riuscito a proseguire, passo ad analizzare tutto il resto:
  • sul nome e cognome, c'è poco da dire;
  • sul nickname invece potrei farci un trattato, che più che altro mi serve per inquadrare la mia nascita sull'internet. Ho iniziato a navigare sul world wide web con un meraviglioso modem 28.8 kbps quando avevo 13 anni. All'epoca ci si divertiva parecchio sulle chat della Internet Relay Chat (IRC) e sui newsgroup. Su ircnet avevo scelto come pseudonimo il (banalissimo) Roby, che per sfiga era ovviamente già occupato: rimediai accorrendo a saccheggiare i codici ASCII, creando il nick con cui molte persone che adesso sono diventate i miei migliori amici mi hanno incontrato, `RoBy`.
    Col tempo il nick ha subito varie trasformazioni stilistiche, passando a r0by` e infine, alla sua versione attuale r0by (che ha il merito di essere corto, non usato da altre persone e di ricordarmi una generazione intera di ircnet warrior che facevano a gara a chi aveva la ddosnet più lunga e il nickname più corto, ma quelli erano altri tempi. Come dicevo poco sopra oltre alle chat ho anche scritto molto su newsgroup e forum. In quei luoghi, non so per quale motivo, usavo altri nickname e uno di quelli più usati era  l0rdsith, o Exar Kun (entrambi riferimenti a Star Wars e al suo vasto mondo di extended universe che se siete appassionati come me non potrete far altro che apprezzare, spero);
  • - sulla località indicata non posso che ricordare la meravigliosa descrizione coniata dai miei colleghi un anno fa per un servizio su Grazia.it: Identikit: romano, ha reinventato "sesso, droga & rock 'n roll": Maggica, bucatini & iTunes. Ebbene, rivendico molto la mia appartenenza alla capitale di cui amo molte cose e di cui mal sopporto tante altre. Vivendo a Milano da oltre 3 anni è un cavallo di battaglia su cui potrò puntare ancora per poco, voi che dite?
  • sull'essere Italiano non si discute, mezzosangue sardo-lombardo, nato a Roma: riunisco il regno del nord/centro/sud&isole e, malgrado i molti problemi del nostro stivale sono felice di essere ancora qua;
  • sull'età per ora posso ancora scrivere 26, non per molto in realtà… Se però ho scelto di dargli un peso nella mia descrizione è per ribadire il fatto che approfondisco tematiche correlate all'età e alla generazione che rappresento. Questo blog, Studente di Comunicazione, è totalmente figlio di quel numero inserito lì. Il fatto che il numero progredisca fa si che cambierà man mano il focus e il taglio degli argomenti trattati da me e da questo blog (dove, come? ci torno dopo).
  • anche sull'essere geek non ci sono dubbi rilevanti. Smanetto con qualsivoglia tecnologia da quando ho 8 anni. Amo il software e prendo a calci l'hardware. Spesso e volentieri mi innamoro di oggetti correlati a Giochi di Ruolo, Libri Fantasy, videogiochi, gadget tecnologici assolutamente inutili. Amo Chuck. Una volta avrei mi sarei definito Nerd, e non me ne sarei vergognato, se non fosse che il Nerd ha raggiunto nell'immaginario collettivo una valenza negativa che a torto o a ragione la parola geek non ha.
    Il nerd è occhialuto, un po' sfigato, pieno di fisse uncool e che non divertono solitamente una platea eterogenea. Geek is the new black, come direbbero alcuni, e quindi mi avvalgo a pieno diritto di questo titolo, oh.
  • la parte successiva si distacca un po' e si passa alla scelta di aggiungere la mia qualifica professionale, Internet PR @ Hagakure.it. La faccio breve, è il mio lavoro attuale e il punto di arrivo di tutte le mie passioni, sia professionali che attitudinali. Un lavoro in cui combino le cose che ho studiato con le cose di cui sono appassionato, quindi giustamente spesso condivido e scrivo online cose che ne hanno a che fare.
  • Sull'essere un music addicted direi che è un dato di fatto. Dischi, bootleg, demo, ep, lp, concerti, festival, scena musicale che mi ha visto scorrere l'indie rock, post rock, prog, metal, cross over, noise, New Wave, e chi più ne ha più ne metta. Internet è il mezzo sovrano su cui mi informo e mi aggiorno di questa grande passione, è naturale che le condivisioni di brani, di opinioni e di foto/scalette sia all'ordine del giorno.
  • AS Roma addicted, è strettamente correlato al fattore "Romanità". Poche città al mondo connotano così tanto l'appartenza alla città e il tifo per la squadra di calcio che la rappresenta. Roma è così. Con buona pace dei laziali.
  • TV Shows addicted, altro che. Datemene ancora, per favore. Ho iniziato da adolescente a guardare i telefilm e non solo non ho smesso, ma ho anche quasi del tutto sostituito la tv italiana con i divx delle serie tv in lingua originale sottotilati. Qualche nome, in ordine sparso: Dexter, Chuck, Misfits, Sherlock, Lost, Twin Peaks, House, ecc… Che significa? Che spesso potreste vedermi parlare di queste cose.
  • Movies addicted, il cinema è un'altra grandissima passione. Di Star Wars ho già parlato, al di là dello sci.fi però mastico molti film al mese, quindi spesso potreste anche leggermi discettare dell'ultimo film presentato da Tarantino, Kevin Smith, da Snyder o da Nolan…
  • Internet addicted, nel vero senso della parola. Tante ore online, forse troppe, per fortuna ogni tanto le ferie aiutano a staccare. O forse no?
  • Ci sono altre cose di cui parlo molto online a dire il vero e sono sicuramente la Pubblicità e il suo futuro, le p.r., la politica e l'economia, le feste e gli eventi reali a cui partecipo e la cucina romana (di cui Sara Maternini ha certificato la bontà #sonsoddisfazioni).

Mi rendo conto dopo aver fatto la lista in questo modo che mancano i libri, se qualcuno volesse approfondire mi trova anche su Anobii, non sia mai.

Oltre a presentarmi e a farmi conoscere un po' più ai miei lettori e alle persone di cui parlavo sopra, c'è anche un altro motivo che mi ha spinto a scrivere questo lungo e complesso post.
Ovvero: come riuscire a delinare, a partire da una lista infinita di interessi e potenziali contenuti condivisibili da parte di una persona, una chiara e precisa linea di strumenti su cui condividerli con gli altri?

Non è un dubbio da poco, converrete con me. Prendiamo ad esempio questo blog, premesso che non è il primo che scrivo e che prima c'era stato un predecessore frutto di un esercizio di stile adolescenziale morto e sepolto, la prima cosa che mi viene in mente è che abbia esaurito il suo motivo di essere. Dal titolo, Studente di Comunicazione, si capisce che la mia volontà era quella di far vivere qui dentro tutta una serie di tematiche sul mondo universitario, pre-lavorativo, e quant'altro. Ora le mie esigenze di comunicare online sono variate e mi trovo a un bivio.

Vale la pena secondo voi creare un blog  personale caratterizzato da un ventaglio così eclettico di temi come quello da me sopra descritto, oppure ritenete che per svolgere questa funzione sia meglio utilizzare la lunghissima lista di social network a cui sono iscritto (Twitter, Facebook, FriendFeed, Linkedin, Anobi, Last FM, Google+, e chi più ne ha più ne metta)?

Ritengo questa una domanda assolutamentepertinente per un blog avente titolo Studente di Comunicazione. In fondo non si smette mai di imparare, e rivolgere alla rete una domanda simile credo possa aiutarmi ad allacciarmi al dibattito che già tante persone stanno facendo e hanno fatto da prima di me, ovvero: vale la pena continuare a tenere un blog oppure no?

Ai vostri arditi commenti le ardue risposte. Grazie in ogni caso per la vostra pazienza nell'aiutarmi.

20 febbraio 2011

Da studente a lavoratore...

... il passo non è breve come sembra. 

Fino a "ieri" le tue mille preoccupazioni si incentravano sugli esami, le lezioni, le ansie da pre-appello e le mille difficoltà che si possono incontrare nella classica vita da studente.  Una vita in cui non finisci mai di essere chino sui libri, in cui week-end e settimana hanno lo stesso peso specifico. Si sgobba tanto la domenica quanto il mercoledì. Si esce la sera tanto la domenica quanto il mercoledì.


Poi, di colpo, il lavoro. E allora credi che finalmente ti ritroverai immerso in un mondo in cui quando finisce l'orario lavorativo, anche se si tratta pur sempre di orari piuttosto flessibili, avrai la libertà di fare, svagarti, cercare ed esplorare i tuoi mille interessi sopiti durante le ore lavorative.

Non è così. Almeno, non lo è sempre. 

Spesso e volentieri infatti il lavoro ti segue a casa. Ti segue nelle serate che organizzi con i tuoi amici. Nei pensieri mattutini del week-end. 
Non voglio con questo sostenere che questo fenomeno sia per forza negativo. Probabilmente sta a significare che sei concentrato, applicato e appassionato al tema di cui ti stai occupando tutti i giorni. Oppure magari è solo una questione di inesperienza. Magari il fatto di essere abituato dal mondo universitario a protrarre anche fuori dal mondo delle lezioni e delle aule i pensieri su esami, materie, appelli, professori.

Nel mio 2011, che cavolo sta già galoppando verso la fine del suo secondo mese, devo riuscire a ricordarmi di staccare la spina quando l'orario lavorativo è finito.
Non è un caso che questo post io lo stia scrivendo di domenica, mentre ho una presentazione aperta da preparare per domani...

#Sonbeimomenti

3 gennaio 2011

Vacanza a Berlino... Con l'iPhone!

Carissimi lettori di questo spazio online, innanzitutto Buon Anno a tutti voi!

A quanti di voi sarà capitato di trascorrere il capodanno all'estero? Quanti invece hanno magari semplicemente intenzione di farlo? Quanti ancora per farlo si premuniscono di enormi guide, recensioni sulle cose da vedere e da fare più belle e interessanti?
Tutti, più o meno, considerando inoltre che vi trovate su queste pagine di un ex Studente della Comunicazione che, oltre a non aspettare altro che trovare nuovo materiale su cui scrivere un delirante post (causato in parte, anzi sopratutto, dalla febbre che mi ha colpito al mio ritorno dalle lande teutoniche), ha deciso di raccogliere per voi tutte le iPhone App più utili belle, interessanti, e diciamolo pure: fondamentali per godersi a pieno un soggiorno Berlinese.


(foto scattata con Instagram)

Partiamo da un presupposto: Berlino è davvero grande, e l'impatto che può dare è anche di trovarsi di fronte a una metropoli dispersiva per un turista. Metro ovunque, linee differenti, monumenti, freddo, scritte in tedesco indecifrabili: tutti motivi che mi hanno spinto prima della partenza, e anche durante il viaggio, a installare sul melafonino un buon numero di applicazioni.

In ordine sparso:

-Berlin Offmaps Lite



Cos'è: Mappa offline (ovvero, potete vederla e sfruttarla anche senza la connessione, che in Germania a parte gli Starbucks e i wifi dell'hotel è altrettanto introvabile che nel nostro tanto vituperato Paese) di Berlino.
Mi piace perché: Mappa capillare, con rilevamento gps, con motore di ricerca per tutte le strade di berlino, con in più la fantastica funzione per trovare punti di interesse nelle vicinanze
Potrebbe migliorare: Se avesse anche qualche recensione dei milioni di milioni di ristoranti e cafè e musei elencati al suo interno. Secondo me è un gran must.

-Berlin City Guide by Guidepal



Cos'è
: Guida sintetica, contiene una mappa offline, realtà aumentata, fatti salienti e lista delle attrazioni più interessanti da vedere.

Mi piace perché: ha delle belle foto, ha la realtà aumentata (anche se non mi convince del tutto), ha l'elenco delle Attractions fondamentali e vi assicuro che in un posto così gigantesco fa comodo avere una bella lista di "MUST SEE". Inoltre consente di condividere online tutti i posti che si visitano. Se avessi avuto una connessione, probabilmente l'avrei fatto :)

Potrebbe migliorare: la mappa non è un granchè, la realtà aumentata non sempre funziona a dovere (sarà colpa della mia bussola iphone?), le recensioni non sono mai abbastanza e in generale è un gradino sotto alla Lonely Planet


- Lonely Planet Berlin City Guide



Cos'è: non ha bisogno di presentazioni, è stata messa online gratuitamente a ridosso del Natale in occasione delle grandi nevicate di Parigi per aiutare tutti i viaggiatori europei. Contiene al suo interno moltissimi consigli di viaggio, una mappa offline (ma ripeto, la migliore è quella di OffMaps Lite) e tutte le recensioni delle cose più interessanti da vedere a Berlino divise per aree.

Perché mi piace: aiuta a dividere Berlino in quartieri, dice sempre qual è la metro più vicina all'attrazione desiderata e sopratutto ne descrive una quantità spropositata (con gli stessi testi della guida tascabile che paghereste circa 15 euro in libreria)

Potrebbe migliorare: una mappa migliore non guasterebbe, così come la segnalazione di più ristoranti. Ah, anche un bel best of berlin, non ci starebbe affatto male.

-Berlin Wallpaper City Guide



Cos'è: guida di Berlino della Wallpaper*, resa gratuita dalla sponsorizzazione Rolex. Contiene le classiche cose che vi potreste aspettare da una guida, tranne la mappa O_o, si salva molto però offrendo degli itinerari tematici che avendo un po' di tempo (oppure molto poco) si possono fare per gustarsi un lato tematizzato della città.

Perché mi piace: contiene molti nomi di ristoranti e posti da vedere che non si trovano nelle altre guide. Inoltre ha al suo interno una bellissima vista panoramica che aiuta a identificare le cose più interessanti da vedere.

Potrebbe migliorare: ovviamente serve una mappa, ovviamente servirebbero più indirizzi e più approfondimento. Tra le varie app questa è quella che ho usato di meno.

-Berlin City Tube 09



Cos'è: Meravigliosa app che vi guida nel dedalo suburbano delle U-bhan e delle S-bhan Berlinesi.

Perché mi piace: geolocalizza, mi dice la strada più rapida, che direzioni prendere, insomma tra poco mi farà anche il caffè. Grazie a questa qualcuno mi ha soprannominato l'uomo mappa, fate un po' voi.

Potrebbe migliorare: se invece di farmi ogni volta calcolare il Route se lo tenesse in memoria, sarebbe meglio… Ma va bene lo stesso.

In finale suggerisco sempre quando potete collegarvi Mappe e Trip Advisor, che non guastano mai.

Spero di avervi aiutato un po' nella scelta dei vostri prossimi gadget turistici, voi segnalatemi quali avete usato, non sia mai decidessi di tornare di nuovo a vedere la Sprea :)

25 ottobre 2010

Brand Activation: Gatorade Replay

Su queste pagine ricevo spesso visite provenienti da Google con chiavi di ricerca quantomeno bizzarre, quella che mi fa sempre ridere è "universita a milano iulm si studia o si cazzeggia?", ma ogni tanto i motivi delle vostre visite casuali e randomiche sono anche correlati a cose serie di cui mi interesso veramente.

Uno dei temi più ricercati è quello della Brand Activaction, e per questo motivo voglio fornirvi in questo post un altro esempio utile per arricchire le vostre ricerche, studi, indagini, o anche solo per farvi venire un'idea nel bel mezzo di un brainstorming.




La campagna è la famosissima Gatorade Replay, che quest'anno ha vinto tutto il possibile a Cannes, e secondo me riunisce bene tutti gli elementi possibili di una campagna integrata.

18 ottobre 2010

McCann:PM quando l'ufficio diventa sala giochi

Molti di voi sapranno che Google, colosso di Mountain View, ha fondato la sua fama e successo non solo sulla bontà e il tasso innovativo dei servizi offerti online, ma anche sulla capacità di attirare a se i migliori talenti attratti dall'ottima qualità della vita che si respira nell'ambiente lavorativo.
C'è poco da fare, secondo moltissime ricerche infatti i dipendenti di Google in tutto il mondo sono i più felici di andare al lavoro e lo capisco bene: corsi, possibilità di personalizzare il proprio ufficio a piacimento e moltissime altre attività extra lavorative, chi più ne ha più ne metta (anzi, se qualcuno mi aiuta con link e post di approfondimento a supporto, che ora ovviamente non trovo, gli tiro un bacio in fronte).

Quello che però molti di voi non sapranno è che in Italia anche altre aziende si stanno muovendo in questo senso. Partendo da quella dove lavoro, che da circa 5 mesi ci ha messo a disposizione una fantastica PlayStation 3, una Wii, corsi di fotografia e degustazione di vini; fino ad arrivare alla ben più mastodontica McCann Erickson Milano, nota nel recente passato più per fatti negativi (come raccontato dall'ottimo KTTB nel post "Sciopero in McCann Erickson") che per liete novelle.


Ebbene, stasera si è svolta la prima serata del torneo di calcio balilla McCann:PM, sponsorizzato da Peroni, che ha visto coinvolti non solo i dipendenti dell'agenzia (e mi sembra il minimo) ma anche amici e ex colleghi dei dipendenti in una serata che ha visto sfidarsi parecchie vecchie conoscenze del sottoscritto di moltissime agenzie pubblicitarie, e non, milanesi.



Tralasciando la figura poco carina che ho fatto al tavolo da gioco (una vittoria e due sconfitte, mi dispiace per Paolo il mio compagno che mi è stato assegnato dalla sorte) mi sento di lodare davvero questo tipo di iniziativa. Aiuta il networking dei dipendenti, fa calare la tensione della giornata dell'ufficio, fa bere birra in compagnia e rende sicuramente agli occhi degli esterni McCann un posto "open minded" dove è potenzialmente piacevole lavorare (i prossimi turni me li gusterò da spettatore, anche se nelle pause tra un match ufficiale e l'altro la normalità è che si disputino gare all'ultimo scontro tra colleghi nuovi e vecchi).

Voi conoscete inziative simili?

11 ottobre 2010

Il manuale del giovane Social Media Manager

Riprendo e pubblico il bellissimo documento preparato dai ragazzi di TheGoodOnes, sia per l'ironia delle illustrazioni (ragazzi, i dipinti cristiani con le spade laser mi hanno fatto piegare in due dalle risate) sia per il richiamo al guerriero della luce...



Insomma, *clap clap*.


6 ottobre 2010

Cara Louis Vuitton: perché ti serve un laureato (specialistico) per fare il commesso?

Gentilissimi lettori, chi mi segue sa che di solito me la prendo nei miei lunghissimi sproloqui online contro poche cose: il caldo, la Roma, gli arbitri, Trenitalia, ATM, Atac, la tesi di laurea, e via discorrendo...

Quindi credo che vi sembrerà strano che io abbia cambiato così straordinariamente target, specialmente considerato il tipo di lavoro che faccio e il tipo di discorsi che solitamente affronto tutti i giorni.
Beh, ho invece deciso di fare un ritorno nel (recente) passato, rimettermi i panni dello studente "incazzato", per denunciare una situazione quantomeno fastidiosa che una mia amica, nonché compagna di corso di Laurea, ha avuto modo di segnalarmi.

Premetto che il sottoscritto ha fatto tre stage, tutti e tre con orari flessibili (dove si sa quando si comincia, mai quando si finisce), con tutta la buona volontà del mondo e con la voglia di lavorare e imparare. Premetto ancora che non ho niente contro i commessi, le commesse, e che mi scuso per il tono polemico del titolo del post, che potrebbe effettivamente far venire a più di qualcuno i cinque minuti di incazzatura.

Finite le premesse. Mi è giunta voce che sul sito della mia ex-università è disponibile un delizioso annuncio per una posizione di stage all'interno della rinomata azienda LVMH ITALIA S.p.A.
Si da il caso che, come molti studenti della mia età, la mia amica (patita di moda) abbia subito guardato la ghiotta occasione di far pratica nello splendente modo della moda milanese, e, preso il coraggio in mano, ha iniziato a leggere il testo dell'annuncio (diretto a ben 6 posizioni disponibili per studenti, badate bene, di corsi di laurea di 1° e 2° livello, ovvero laurea specialistica in comunicazione aziendale, strategia di marca). Facciamolo anche noi:

Lo stage si svolgerà all'interno del negozio Louis Vuitton in costante affiancamento ad esperti venditori. Lo stagiaire avrà la possibilità di avere una visione a 360 gradi della realtà dei beni di lusso, acquisendo competenze sui più comuni processi di vendita, sull'analisi della concorrenza e del mercato della moda e sui principi di visual merchandising. Potrà inoltre sviluppare le proprie capacità comunicative e relazionali e approfondire l'uso delle lingue straniere grazie ad un costante rapporto con la clientela.



Fermiamoci quì con il racconto. Per un momento.
Io non so se avrei chiamato, lo ammetto. Anzi, se si fosse trattato dell'azienda Pinco Pallino di Varese non avrei avuto neanche un dubbio. Avrei cestinato l'offerta, avrei scritto questo post contro la mia ex-università e contro la sua (in)capacità di selezionare offerte decenti per i suoi studenti, e il mondo sarebbe continuato a girare tranquillamente.

Caso vuole però che l'annuncio portasse una firma eccellente, quindi magari qualche timida speranza di riuscire a fare davvero qualcosa in grado di aiutarmi nei processi di "analisi della concorrenza e del mercato della moda" ce l'avrei avuta.
Certo, mi avrebbe continuato a preoccupare la frase "acquisire conoscenza sui più comuni processi di vendita" (c'è davvero bisogno di farne conoscenza? Non è una cosa che tutti sperimentiamo fin dalla prima volta che ci andiamo a comprare un gelato da bambini?) o la frase "costante rapporto con la clientela", ma potevo ancora credere che si potesse trattare di un tipo particolare di ricerche di mercato "sul posto". O che ne so, qualcosa dove affiancare persone che sul serio "masticano" i concetti nell'allestimento, della scelta del "visual merchandising" di un negozio di marca.

Invece, e ora riprendo con il racconto, non è così.
Non ho una gran memoria, per cui spero di non dimenticare passaggi chiave, ma il colloquio è stato più o meno il seguente:

Amica di r0by: "Salve! Sono quì per il colloquio! :D"
Selezionatrice: "Ah! Salve, si accomodi!"
A: "Grazie! ^_^"
S: "Mi dica, cosa si aspetta da questo stage ?"
A: "Eh, non saprei, l'idea di lavorare nel visual merchandising, dove un mio amico sta facendo esperienza, mi piacerebbe molto, analizzare il mercato del lusso, ecc..."
S: "Ah, ma veramente, ecco, non sarebbe proprio così..."
A: "O_o E di che si tratta allora?"
S: "Beh, il compito della stagista sarà quello di affiancare il processo di vendita, presso il nostro negozio"
A: "Ah, in pratica: la commessa? -_-"
S: "Eh... Sì... In pratica si tratta di uno stage all'interno del nostro flagship store. Tre mesi di lavoro Full Time..."
A: "5 giorni a settimana? *_*"
S: "No. 6! Come le dicevo, si tratta di tre mesi, dal 1° Novembre a fine Gennaio"
A: "Ma quindi c'è Natale in mezzo?"
S: "Sì, però il 25 e il 26 potrà tranquillamente stare a casa, è richiesta la presenza durante gli altri giorni, però..."
A: "Certo, ma vede, dopo questi tre mesi in cui farò... la commessa, ecco, mi sa dire se c'è possibilità poi di entrare davvero a far parte dell'azienda, o quantomeno di fare qualcosa in linea con il mio percorso di studi?"
S: "Non posso in questo momento prometterle niente, molto dipenderà dal suo operato o dala disponibilità di budget in quel periodo dell'anno..."
A: "Capisco. Senta, lo dico col massimo rispetto per il lavoro di commessa... Ma sinceramente non è quello che pensavo"...


Ecco è leggermente romanzata come situazione, ma il succo del mio intervento si dovrebbe quantomeno intuire. Cara Louis Vuitton: perché ti serve una risorsa con una laurea specialistica per fare il commesso?

Forse perché con la frase "visual merchandising" riesci a far passare per stage una posizione lavorativa, quella della commessa per un trimeste per un periodo incasinato come quello delle ferie natalizie, che altrimenti potrebbe costare un patrimonio?

Chi lo sa. Ai posteri (e a chi vorrà commentare) l'ardua sentenza.